Atlas of Aid

ENITFRDEESPT

Metodologia

Le regole con cui trasformiamo dati eterogenei in schede confrontabili.

Il perimetro: quali organizzazioni ci sono

Atlas of Aid raccoglie le organizzazioni non governative di cooperazione internazionale allo sviluppo e di aiuto umanitario: quelle che lavorano a beneficio delle popolazioni di altri paesi, soprattutto dei paesi a reddito basso e medio. Non è un elenco di tutto il terzo settore.

Come entra un'organizzazione.

Chi non includiamo, anche quando supera le soglie:

Ogni inclusione ed esclusione decisa a mano è registrata con il suo motivo. Le soglie e i registri disponibili fanno sì che alcuni paesi (Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia, Italia, Svezia) siano più rappresentati di altri. Se pensi che un'organizzazione manchi o sia stata esclusa per errore, scrivici.

1. La dimensione viene dai bilanci, i progetti da IATI

Entrate, uscite e personale vengono dai registri ufficiali (le charity di Inghilterra e Galles, Scozia, Irlanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda, le dichiarazioni fiscali Form 990 negli Stati Uniti, i dati di Svensk Insamlingskontroll per la Svezia) o dai dati autodichiarati dalle organizzazioni (Open Cooperazione per l'Italia, il Registro per la trasparenza dell'Unione europea e, per poche organizzazioni senza registro, il loro rapporto annuale, collegato in scheda). La scheda indica sempre quale dei due tipi di dato mostra. IATI, lo standard internazionale di trasparenza degli aiuti, descrive invece i progetti che un'organizzazione sceglie di pubblicare: nei nostri controlli copre in mediana circa il 14% della spesa totale. Per questo la spesa sui progetti IATI è mostrata a parte, con la dicitura «progetti dichiarati», e non viene mai presentata come la dimensione dell'organizzazione.

2. Le famiglie non si sommano senza dirlo

Molte grandi ONG sono federazioni di entità nazionali che si trasferiscono fondi tra loro. Sommare i bilanci dei membri conta due volte quei trasferimenti. Quando la famiglia pubblica un bilancio consolidato o un totale complessivo lo riportiamo, indicando sempre che cosa copre la cifra e il documento da cui viene. Quando non esiste, lo diciamo.

3. Ogni numero ha fonte, anno e valuta

Conserviamo la valuta originale. Le classifiche che confrontano organizzazioni di paesi diversi convertono in dollari statunitensi con il cambio medio annuale della Banca centrale europea dell'anno dell'esercizio.

4. Dati da verificare

I dati arrivano da registri e dichiarazioni compilati a mano: errori di compilazione o di trascrizione capitano. Prima della pubblicazione, regole automatiche confrontano ogni esercizio con il resto della serie della stessa organizzazione. Quando un dato non torna lo segnaliamo nella scheda, nel riquadro «Dati da verificare». Una segnalazione riguarda la qualità del dato pubblicato, non il comportamento dell'organizzazione.

Valori che non mostriamo (la scheda indica l'anno e il motivo):

Valori che mostriamo con un'avvertenza:

Per le date di fondazione incoerenti con la registrazione ufficiale vedi il punto 5. Se conosci il dato corretto, puoi segnalarcelo.

5. «Attiva almeno dal»

La data di registrazione non coincide con la fondazione: molte organizzazioni sono nate decenni prima di registrarsi. Quando l'anno di fondazione manca o non è attendibile, indichiamo il primo anno documentato da una fonte ufficiale (registrazione, riconoscimento fiscale, iscrizione a un elenco pubblico, prima pubblicazione su IATI) come «attiva almeno dal».

6. Settori

Ogni fonte classifica le attività a modo suo (codici settoriali dell'OCSE in IATI, categorie della Charity Commission, codici NTEE statunitensi, obiettivi di sviluppo sostenibile). Le riconduciamo a dodici macro-settori comuni. Il settore principale è quello con la quota più alta; sotto il 25% l'organizzazione è considerata multisettoriale.

7. Paesi

Distinguiamo i paesi dichiarati dall'organizzazione nel proprio registro dai paesi con progetti pubblicati su IATI. Il conteggio delle attività IATI è cumulato su tutti gli anni.

8. Testi e traduzioni

Le descrizioni provengono dalle fonti (registri, IATI) o da Wikidata. Le traduzioni nelle altre lingue sono automatiche e lo indichiamo sempre, con il testo originale a portata di clic. Anche le pagine di testo (come questa, le domande frequenti e le pagine tematiche) sono scritte in italiano e tradotte automaticamente, salvo i Termini e l'informativa sulla privacy, che hanno traduzioni curate; in caso di dubbio fa fede la versione italiana. Quando non c'è alcun testo, la scheda mostra una frase composta soltanto dai dati.

9. Matrice religiosa

Per alcune organizzazioni indichiamo la matrice religiosa, come informazione e non come giudizio. Distinguiamo tre casi: emanazione di un'istituzione religiosa (l'organizzazione è stata fondata o è governata da una chiesa o da un'altra istituzione religiosa, come le Caritas per la Chiesa cattolica o ADRA per la Chiesa avventista), di ispirazione religiosa, indipendente (si richiama a una fede ma non dipende da un'istituzione religiosa) e non confessionale. Quando è possibile indichiamo la confessione e l'istituzione. Ogni indicazione è verificata a mano a partire dall'appartenenza a reti religiose, dalle informazioni pubblicate dall'organizzazione e da Wikidata; dove non compare nulla, l'informazione non è ancora stata verificata.

10. Beneficiari per appartenenza

Quasi tutte le organizzazioni dell'atlante scelgono chi aiutare in base al bisogno e al luogo. Alcune invece aiutano una comunità definita per appartenenza religiosa, etnica o nazionale, ovunque si trovi: per esempio i cristiani perseguitati, la comunità copta, le comunità ebraiche, armene o assire, o i tibetani. Lo indichiamo in scheda come informazione, non come giudizio, con lo stesso criterio per ogni comunità. Non lo indichiamo per le organizzazioni di ispirazione religiosa che aiutano chiunque (Islamic Relief, Caritas, Khalsa Aid e molte altre), né per quelle che sostengono la popolazione di un paese o di un territorio, anche quando sono legate a una diaspora. Alcune organizzazioni armene, assire e tibetane non rientrerebbero nei nostri criteri di settore o di dimensione: le abbiamo aggiunte a mano, dopo aver letto cosa dichiarano di fare, per non mostrare solo le comunità religiose. L'elenco non è completo.

11. Verifiche ufficiali, non voti

Non assegniamo punteggi di affidabilità: un voto sintetico nasconderebbe scelte discutibili e confronterebbe organizzazioni molto diverse. Nella scheda riportiamo invece i fatti verificabili che i registri e gli enti di certificazione rendono pubblici: l'iscrizione al registro e il suo stato (attiva o cancellata), l'ultimo bilancio depositato e se l'organizzazione è in ritardo con i depositi, le riserve espresse dal revisore dei conti quando il registro le pubblica (Australia, Nuova Zelanda), l'adesione a marchi di qualità e codici di condotta riconosciuti (per esempio ZEWO in Svizzera, Svensk Insamlingskontroll in Svezia, Core Humanitarian Standard). Ogni indicazione rimanda alla fonte; l'assenza di un marchio non è un segnale negativo, perché molti marchi sono nazionali e volontari.

12. Fondi pubblici dai donatori

Per sapere quanto denaro pubblico riceve un'organizzazione usiamo le fonti dei finanziatori, non solo quello che l'organizzazione dichiara. Gli impegni dell'Unione europea vengono dal Financial Transparency System; i fondi umanitari da tutti i donatori dal Financial Tracking Service dell'OCHA; i pagamenti di 20 agenzie di cooperazione governative (USAID, FCDO, BMZ, Sida e altre) dai dati che queste pubblicano su IATI. Le tre fonti si sovrappongono in parte e non vanno sommate. Correggiamo un errore evidente nei dati: gli importi di Irish Aid del 2023 e del 2024 risultano in migliaia di euro, e noi li moltiplichiamo per mille; così i totali si avvicinano alle cifre del governo irlandese. Il destinatario è riconosciuto dal suo identificatore di registro o, se manca, dal nome, solo quando corrisponde a una sola organizzazione dell'atlante; i nomi ambigui, come quello di una federazione o di un'agenzia dell'ONU che coincide con il nome di un comitato nazionale, sono esclusi dopo una verifica a mano. Non tutti i donatori indicano a chi vanno i pagamenti (per esempio Finlandia, Svizzera e Nuova Zelanda non lo fanno nei dati pubblicati), e i dati dell'anno in corso e di quello precedente arrivano in ritardo: le cifre vanno lette come un minimo. Molti pagamenti vanno a organizzazioni che poi girano i fondi a partner locali.